giovedì 6 febbraio 2020

La Sottomissione nell'Universo Findom


La Sottomissione nell'Universo Findom.
Che cosa significa effettivamente essere uno schiavo finanziario?






Inizierei questo nuova argomentazione personale con un pensiero:
Se tutti fossero a conoscenza di cosa implichi essere un paypig, la
moneyslavery sarebbe decisamente molto, molto meno popolare di quanto ora sia.

Come ben sappiamo, la dominazione finanziaria viene vista come un taboo persino all'interno della stessa cerchia feticista e BDSM.
Ma perché tale disprezzo?
Perché tanto accanimento nei confronti delle donne che si proclamano findommes?
Per lo stesso motivo per cui moltissimi uomini si ritengono finsub: l'incomprensione generale.

Quest'ultima è tuttavia alimentata da diversi fattori e dunque la diffusione di tale ostilità è frutto di tanti, troppi problemi di fondo.

Il primo di questi è anche il più controverso: l'elemento del denaro.
Come ho già scritto in altri miei articoli, i soldi sono una componente presente e indispensabile nella vita di tutti i giorni, un qualcosa di ottenibile solo e soltanto attraverso il lavoro o comunque un'attività che impegna tempo e fatica.

Questo dunque cosa implica?
Che il pretendere/desiderare da un uomo dei soldi una volta stabilito un rapporto findom voglia dire che ciò che la dominatrice cerca non è altro che questo unico elemento, come se colui che cade «vittima» delle sue parole e del suo fascino non sia che un cliente.
Prendiamo in esempio un venditore «porta-a-porta»: mostri il tuo articolo, convinci il «malcapitato» che si tratta di un ottimo affare, ottieni la sua fiducia e a quel punto prendi i suoi soldi.
A rafforzare questa tesi c'è che, prima o poi, tutti coloro che sono contrari alla findom citino la «circonvenzione di persone incapaci», delitto riportato nell'articolo 643 del codice penale italiano.

Cito testualmente tale capitolo della nostra legge:

«Chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto  che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso»

Ed ecco che subito ci scontriamo con la parola che rappresenta per molti la motivazione che spinge le moneymiss a fare ciò che fanno: profitto.

Proprio a causa di questa conclusione, molti uomini decidono di contattare una moneymistress.
Cercano dunque quella che trovano più attraente e a quel punto, con il pretesto di cercare un servizio di dom/sub con cifre ridicolamente basse, offrono loro soldi in cambio di attenzioni virtuali o persino reali.

Tutto di questo è completamente errato.

Prima di tutto per la motivazione di fondo: «io do soldi in cambio di un servizio che mi appaghi».
Basandoci su questo, ad avere veramente controllo e potere è il «cliente», non colei che per lui dovrebbe recitare la parte della dominatrice.
La maggior parte degli uomini poi vedono la sottomissione non come una forma di resa/cieca obbedienza ma come una conscia prospettiva di venire desiderati/agognati da una bella donna.
Per essere più precisa, a molti eccita il concetto che una potente persona di sesso femminile/maschile li usi come giocattoli sessuali, come fossero particolarmente speciali o unici, soggetti di incontrollabile libidine.

Inutile dire che non è affatto così.
Anzi.

Lo stesso «valutare» una Mistress in base a ciò che più fisicamente attrae è di fondo errato, poiché è oggettivamente più umiliante essere invece sottomessi da una donna che secondo una prospettiva o una corrente di pensiero comune possa ritenersi «fisicamente spiacevole».

Il ragionamento, in tutto il suo essere contorto, risulta comunque con una sua logica:

«Questa donna, sebbene esteticamente incapace di provocarmi desiderio, riesce a spingermi alla sottomissione ed è in grado dunque di tenermi in pugno.»
L'umiliazione è tale da potersi ritenere masochistica e a questo punto rientra nel filone del desiderare la vera sottomissione.

Ovviamente non intendo che i veri schiavi debbano solo scegliere donne da cui non sono fisicamente attratti, per carità, ma mi riferisco a coloro che basano la loro scelta sull'aspetto di una dominatrice piuttosto che su ciò su cui è realmente fondata la remissività, ovvero il rapimento, un senso di dipendenza e di voglia di appagare.

Quest'ultima poi è fondamentale.

Se uno schiavo agisce da schiavo poiché eccitato all'idea di esserlo e basta, non può ritenersi tale.
Un vero schiavo pensa sempre e solo al piacere della propria Miss, della propria Dea.
Il suo piacere passa sempre in secondo piano e anzi, persino il concetto stesso di venire «appagato» dovrebbe essergli estraneo.
Cosa vuol dire «schiavo»?
Lo schiavo è un individuo privo di diritti umani, proprietà di qualcuno che sceglie per lui.
Nel momento in cui pretende, in cui pensa per se, il momento in cui agisce per propria gratificazione perde completamente la sua definizione.

Lo ripeterò sempre: uno schiavo agisce ciecamente alla sua Padrona, fa come gli viene detto, non contesta, non si rifiuta, non si lamenta.
Altrimenti che sottomissione sarebbe, una dove mantiene la possibilità di decidere per sé?

Ci sono un sacco di «categorie» di uomini presenti nell'ambiente findom che sono tossici per la pratica.
E non solo nello specifico per la pratica della moneyslavery.
Elenco qui quelle più comuni, che non fanno tra l'altro che rendere incredibilmente banale e prevedibile la figura di questi essere che pensano invece di essere unici.


1 - "Non ho soldi ora ma..." :

Incline al seguire ossessivamente le attività delle MoneyMistress, cercando di farsi notare con complimenti inutili, decide giustamente di contattarti in privato, venendosene fuori con la frase "sono povero e non posso" o "ora non ho soldi ma" o ancora, la fatidica promessa "la tributerò in futuro". Convinto probabilmente di riuscire a scroccare attenzioni gratuite quando, dal momento che "non se lo può permettere", dovrebbe soltanto stare lontano dalla Findom e non far perdere tempo. Qui non solo dimostra di non essere un finsub, ma di non essere neppure minimamente uno schiavo.
Un servo vero, se non in grado di servire una Mistress, fa due cose:
- Si adatta a lei e si sacrifica.
- La lascia perdere
Non esiste lo sperare che si adatti a lui, come se in un certo senso si sottomettesse alle sue, di esigenze.


2 - "Ma tu che mi dai poi?" 

Incredibilmente diffuso nella moneyslavery, il suddetto non sa cosa sia la Findom ma la frequenta, convinto e sicuro del fatto che pagando riceverà in cambio una foto piccante o addirittura un piccolo video, stile "mercato del fetish".
Spesso di temperamento irascibile, è incline al minacciare di contattare altre dominatrici, come se tale affermazione possa spingere una seria Mistress a concedergli ciò che vuole pur di avere i suoi (probabilmente) miseri spiccioli.


3 - "Non mi avrai, io resisto!" 

Il gioco del gatto e del topo è ciò che questo esemplare cerca, senza capire che la dominazione non è una caccia.
Che ti faccia un solo tributo o meno nel tentativo di guadagnarsi un po del tuo tempo, i suoi successivi messaggi saranno un continuo e patetico tentativo di farsi rincorrere, convincere, desiderare o peggio "costringere" per versare di nuovo. Spesso convinto di essere "un uomo forte" o di "non cedere" o di "non farsi prendere", finisce spesso col crollare quando minacci anche solo di bloccarlo o peggio, di ignorarlo totalmente. Un attention-whore all'ennesima potenza.


4 - *foto del pene* "Hei..." 

Cosa sarebbe la Findom senza il classico morto di figa che spamma nei messaggi privati la foto del suo pene in erezione? Probabilmente sicuro del fatto che mostrando il suo organo sessuale possa essere in grado di eccitare una donna piuttosto che di farle cadere le braccia e spronarla a trovare un modo per poter scegliere di cambiare sponda nel caso non fosse già omosessuale, spesso se non allontanato comincerà a scrivere frasi al limite della decenza o a fare proposte che spingeranno la malcapitata infine a segnalarlo per il bene dell'umanità.


5 - "La montagna russa" 

Tributa, dice che si sente in colpa, interrompe il rapporto, sparisce, ritorna, si scusa e poi il cerchio si ripete. Da picchi di estasi che lo fanno impazzire a momenti dove sembra voglia incolparti, "la montagna russa" è l'instabile elemento che rovina la dominazione finanziaria, che è nocivo e spesso ha comportamenti da "Non mi avrai, io resisto!" una volta che ritorna con la coda tra le gambe. Si sa, è normale per tutti gli schiavi finanziari passare una fase di rinnego ma i seri servitori devono fare a patti con i loro desideri e capire cosa sono disposti e cosa no per appagarli prima di approfondire un rapporto di Findom, al massimo confrontandosi prima lucidamente con la propria dominatrice.
Ma loro no: loro si buttano di testa e se ne pentono, sparendo spesso al momento di un secondo tributo (o uno qualsiasi) e ritornando con scuse con cui sembrano convinti di riuscire a mentire alla propria Mistress, offendendo così anche la sua intelligenza. Insopportabile, spesso con evidenti problemi psicologici e spinto dalla solitudine, questo esemplare è un must della dominazione finanziaria, temuta da tutte le dominatrici.

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Dunque, che la Findom sia apprezzata o meno, una cosa è certa.
Attraversa di essa, in verità, è più facile capire quando un uomo è soltanto un essere in cerca di piacere e di attenzioni piuttosto che un vero schiavo.
Uomini egoisti, pieni di loro, sicuri di essere ricercati o peggio, di essere speciali.
Uomini che puntano loro stessi al manipolare una donna, all'avere con i loro soldi il controllo sulle loro attenzioni, convinti fermamente di avere potere perché possiedono il denaro che credono una MoneyMistress cerchi in quanto non dominante, ma disperata.

Schiavi non si diventa.
Non è un atteggiamento che deve essere introdotto, non è una questione di educazione, di formazione.
Schiavi si è.
Uno schiavo rispetta sempre ogni donna, non solo quella che trova attraente o con cui cerca di instaurare un rapporto, in primis.
Se poi aggiungiamo il suo provocare, cercando di far perdere le staffe a una MoneyMistress con arroganza, si tratta nient'altro che di un bambino a cui piacere giocare a fare il sottomesso.

Basandoci su tutte queste considerazioni:
Esistono i VERI schiavi finanziari?
Esistono uomini il cui unico scopo nella vita è quello di viziare, adorare una donna che ritengono superiore con i loro soldi, senza il desiderio o il bisogno di ricevere da lei un qualcosa in cambio, se non la sua attenzione e la sua gratificazione?
Esistono uomini che rispettano il ruolo della donna in questo campo?

Di tutti gli uomini che ho conosciuto, che si sono proclamati «schiavi», finanziari o non, quelli che posso affermare con certezza esserlo veramente sono qualcosa come il 4%.
Dunque:
Esistono i veri moneyslaves?
Esistono gli schiavi?

Sì.
Ma sono molti, molti meno di quanto si possa pensare.

lunedì 16 settembre 2019

Le Domande (e le mie risposte) sul Mondo della Dominazione Finanziaria















-Fiona- , nuovo utente del forum dedicato al Findom in Italia, è una "esploratrice della sessualità umana" e una sua osservatrice, curatrice tra l'altro di una pagina di divulgazione del mondo BDSM su Facebook .
Si è iscritta alla piattaforma dedicata appunto alla dominazione finanziaria per porre delle domande ai suoi utenti, per sciogliersi dei dubbi e soddisfare qualche curiosità su quella che è tutt'ora una pratica mal vista e discriminata (spesso a causa appunto di mala informazione) del BDSM.
Dal momento che sono tutti quesiti intelligenti e che probabilmente attraversano la mente di coloro che si avvicinano a questo fetish, ho chiesto alla suddetta il permesso per poter pubblicare qui le sue domande e le mie risposte legate ad esse, così che possiate magari capire maggiormente la logica che sta dietro questo mondo o per lo meno, la mia.
Difatti parlo da un punto di vista assolutamente personale, non sacrosanto, ma basato sulla mia percezione di questo vastissimo universo.
Dunque non mi permetto di dire che la dominazione finanziaria debba essere così etc.
Ognuno la vive come vuole.

Dopo queste dovute premesse, elenco di seguito tutto.
Buona lettura.


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1- Domme, perché lo fate?
Per me il BDSM è sesso, quindi le mie motivazioni come domme sono chiare e semplici: perché mi eccita. Potrei passare ore a descrivere i brividi che ho lungo la schiena quando vedo una persona inginocchiata davanti a me, l’emozione che provo quando riesco a far abbandonare qualcuno all’abbraccio delle mie corde, la gioia selvaggia di mordere una persona fino a sentire il sapore del sangue... ma alla fine tutto si riduce al fatto che dominare è il mio orientamento sessuale.
Qui invece non ho trovato (non so se ci siano o meno) nessun riferimento al piacere delle mistress, alla gioia, alla condivisione, all’eccitazione. Quindi mi chiedo, per voi questi elementi non ci sono e lo fate esclusivamente per i vantaggi materiali? Oppure ci sono, ma “non si può dire”?



Onestamente io sono mossa da una gradificazione che va addirittura oltre il sessuale, ma più un appagamento spirituale e mentale.
Non so se ti è capitato di leggerlo in qualche mia risposta, ma prima di entrare nel Findom io ho praticato solo ed esclusivamente
dominazione virtuale "classica", quindi ho praticato come Mistress senza alcun legame con la dominazione finanziaria.
A quella sono passata in quanto la vedo come una vera e propria evoluzione del BDSM e cito una frase che avevo scritto in un articolo del mio blog:

"Essendo la pratica più tabù e incompresa del settore, ho voluto gettarmici e comprenderla, senza farmi fermare da quelli che non ne comprendono le dinamiche e la additano come una forma di sfruttamento.
Quando in verità si tratta di ben altro.
Chiunque può essere bravo a fingersi devoto, a pensare di esserlo, ma quando ci sono di mezzo i soldi, una cosa così materiale, tangibile e vera si distingue spesso chi é sincero, sottomesso e chi no.
Questo non vuol dire che tutti i veri sub devono essere anche disposti al findom, ma che il denaro é una delle cose che maggiormente mette alla prova la vera onestà di qualcuno.
Per i soldi si diventa crudeli, si diventa disonesti o tutto l'opposto, perché viviamo purtroppo in un mondo dove questi sono ciò che ci serve per vivere e ciò che ci fa sudare e alzare dal letto al mattino per trascinarci nel mondo del lavoro.
Chi é disposto a darti il frutto delle sue fatiche, é uno che é disposto a darti un pezzo di sé, di ciò che ha guadagnato perché pensa che tu lo meriti.
Questo é il Findom.
E' un tributo a qualcuno che riteniamo debba avere qualcosa di nostro, avere i brividi al solo pensiero che quella persona possa usarli a suo piacimento, magari anche acquistando qualcosa che li ricorderà ogni volta che la vedranno, usaranno o toccheranno e sentirsi appagati solo nel farlo, senza volere in cambio nient'altro.
Se non é devozione questa... cosa lo é?"

Inoltre, che possa essere rilevante o meno, io sono sapiosessuale.
Dunque tutto ciò che è legato all'emisfero psicologico è puro erotismo, molto più di un bell'uomo nudo.
Riuscire a sottomettere con la testa, le parole e il potere è ciò che c'é di più inebriante per me.



2- In tutto l’universo Femdom (quello di internet almeno) le domme tendono a creare un’immagine idealizzata e distante di sé per... (non ho mai capito perché fino in fondo, anche se ho delle teorie). Però in questa nicchia mi sembra particolarmente in voga questa pratica; da qualche parte ho letto “si sa, la Mistress deve essere bellissima e irraggiungibile ecc...” e da altre “dopo anni di rapporto ci possono essere anche dei momenti umani, ma sempre alternati al giusto distacco” (cito a braccio, non vogliatemene). Ed è l’unico stile di dominazione che ho visto.
È quanto di più lontano dal mio stile ci possa essere, io sono l’amazzone che sottomette con la forza, Nala che fa la lotta con Simba, la gatta che si struscia lascivamente perché vuole le coccole, la bimba irriverente che fa la lingua... ovviamente solo perché a me non piace il distacco e l’idealizzazione non significa che non possa piacere ad altr*, ma mi insospettisce il fatto che sia l’unico stile di dominazione presentato- come se fosse più un fenomeno culturale che uno stile personale.
Dom e sub, vi riconoscete genuinamente in questo stile o lo percepite come l’unico possibile?




Questa è una cosa che ho notato anche io e sarò sincera, non la apprezzo per niente.

Il creare come un'altra "sè stessa" per fare la dominatrice.
Sono tantissime le MoneyMistress che ho visto e che hanno anche un seguito pazzesco che nei loro video in cui è possibile sentirle parlare hanno un tono così piatto e "robotico" da sembrare stare leggere da un copione.

Quando penso al fenomeno, non posso fare a meno di pensare che mi ricorda una versione feticista di Mima dal film "Perfect Blue", dove questa idol giapponese è letteralmente un'altra persona per il puro obiettivo di intrattenere un pubblico che la vuole tale, dunque queste ragazze sono in mia opinione loro stesse delle "sottomesse", perché si adattano agli standard e alle aspettative di uomini che le vogliono tali per le loro fantasie.
Lo si capisce a pelle quando una donna fa la dominatrice perché lo è e quando non lo è ma finge/pretende di esserlo.
Così come non ritengo schiavi coloro che dicono che "l'estetica in una Miss è fondamentale, deve essere bellissima".
In questo modo oggettificano la donna stessa, perché si basano su un concetto molto feticista e distaccato.

Il seguire la "voga" della "Miss modella con piedini carini e tono arrogante" non è che un metodo, a mio parere, per
ottenere più attenzioni, soldi e soprattutto avere il consenso di una grossa fetta ignorante che cerca nel Findom una stupenda
ragazza da avvicinare poiché nella vita vera non darebbe lui attenzioni alcune.
Per colmare la solitudine e un pensiero estremamente maschilista quindi.
Come avrai capito, da questa porzione mi discosto assolutamente.

Ti basta guardare anche solo la mia wishlist di Amazon: libri, videogiochi, pezzi da collezione.
Ben lontana da una "classica" lista con abiti sexy, trucchi o gadget sessuali.
La mia, sono consapevole, è decisamente distante dall'ottica generale.
Ma io sono una donna con interessi, un cervello e una personalità, non una bambola da vestire e su cui fantasticare.



3- Nessuno qui integra il findom con altre pratiche all’interno di un rapporto di rispetto e attrazione reciproca, forse anche di amore?



Assolutamente per me alla base di tutto ci deve essere anche il rispetto reciproco.
Se un uomo fa lo schiavo per me è in un certo senso ammirevole, dal momento che viviamo in una società antiquata e repressa che ci vuole in bianco e nero. Uscire dalla generalità per essere sé stessi e vivere come più ci rende felici richiede coraggio.
Quindi io rispetto sempre coloro che mi servono e le offese/umiliazioni sono sempre dirette al mio schiavo, mai all'uomo che si è deciso di esserlo. Non so se è chiaro il concetto, difatti tengo anche estremamente alla privacy di chi mi serve per il medesimo motivo.

L'attrazione in parte, perché per me è molto, molto mentale.
Non farei mai sesso con il mio schiavo, ma ci deve essere alchimia e connessione, quindi una forma di attrazione psicologica reciproca che ci leghi.
L'amore assolutamente no, ma solo perché sono contraria al fidanzarmi essendo di una personalità che non va d'accordo con la convivenza sentimentale e non sarei stabile per una relazione. Tutto qui.



4- Mi sembra che il grande assente qui sia l’Aftercare. In un rapporto che la maggior parte delle volte si svolge esclusivamente via internet (o ho capito male io?) già trovo difficile immaginare in cosa possa consistere un aftercare efficace; ma qui la cosa nemmeno viene discussa. E mi sembra che la salute mentale dei sub (ma anche delle domme immagino, siamo tutti esseri umani e come tali estremamente fragili) ne risenta, ho visto un thread in cui il subdrop era completamente normalizzato- un sub meno esperto chiedeva come mai si sentisse male una volta finita l’eccitazione e altri che si presentavano come più scafati lo “tranquillizzavano” sul fatto che fosse la condizione normale del moneyslave. Ma davvero lo pensate o anche questo fa parte del gioco? E se fosse la prima, non ci vedete un problema morale piuttosto serio? L’aftercare e la cura reciproca sono uno dei grandi pilastri che differenziano il BDSM dall’abuso.



Dipende da tanti fattori e varia da schiavo a schiavo.
Ad esempio, con due miei servi ho un rapporto anche di "amicizia", quindi diciamo che offro sempre la possibilità di un legame che comporti anche l'aftercare, ma non tutti i servi vogliono essere considerati e "consolati", che lo sappiano o meno.
Dico così perché spesso un servo non sa cosa voglia davvero o meglio, cosa lo ecciti/stimoli di più, sta alla dominatrice capirlo.
Alcuni effettivamente hanno bisogno di una sorta di "consolazione" o di attenzioni successivamente alla pratica, altri invece si ritrovano invogliati a continuarla se totalmente ignorati e usati come "preservativi usa e getta".
Per me è indispensabile tenere a mente e curarmi della sanità/salute dei miei schiavi, è una mia responsabilità in un certo senso, così che loro possano essere sicuri di lasciarsi abbracciare da me senza timori.
Ma appunto, alcuni la vedono come una forma di "dolcezza" non correlata al rapporto finsub/moneymistress e quindi "smorza" l'autorità e severità della Padrona, in questo caso quindi diviene per loro "parte del gioco".



Il fulcro dei miei dubbi è questo: frequento da più di cinque anni la scena BDSM reale e ho conosciuto decine di domme. Esattamente lo 0% di queste persone, quando non lo fanno come lavoro, predilige le sessioni online piuttosto che giocare dal vivo.

E anche su internet le poche lifestyler che giocavano via internet lo facevano unicamente per via di problemi “logistici” (marito vanilla cornuto inconsapevole).
Io per prima non traggo alcun piacere in un interazione via internet e onestamente non riesco a vedere un singolo motivo per cui una persona che può fare diversamente vorrebbe giocare online- salvo (forse?) ansie sociali molto forti.

Eppure qui mi pare di capire che il gioco si svolga solo online... perché?
La risposta che mi viene in mente è che le dom hanno una mentalità più da sex worker (“faccio un lavoro che mi piace per arrotondare”) piuttosto che da lifestyler (“questa è la mia sessualità, il mio modo di godere e di creare legami”).


So che la domanda può rimescolare sentimenti molto negativi, ma ti prego di credermi quando dico che parto da una prospettiva assolutamente sex-worker inclusionary e quindi per me l’idea che le mm siano sex worker non ha alcuna connotazione moralmente negativa.




Come sempre, posso risponderti solo da un punto di vista personale, non dunque a nome di tutte le moneymistress.

Io sono una dominatrice finanziaria, come ti dissi, perché vedo il Findom come una evoluzione della dinamica dom/sub, difatti io prima praticavo appunto semplicemente come dominatrice, senza quindi "compensi" diciamo.

La mia risposta quindi è molto più semplice di quanto sembri.

Il Findom vero e "puro" è un fetish talmente di nicchia che devi capire se stai solo perdendo tempo con una persona o se questa è realmente un suo appassionato.
Il 95% degli uomini che mi contattano per praticarla sono, scoprendoli col tempo, eccitati dal concetto di essere degli "human ATM" piuttosto che dal praticarlo seriamente e trarne effettivamente gratificazione sessuale o mentale per un periodo significatamente lungo e stabile.

La consapevolezza di ciò potrebbe richiedere più o meno tempo e per me è indispensabile capire se quello che mi sta servendo è qualcuno che potrebbe scappare con la coda dalle gambe, capendo di non provare alcuna devozione con me ma avermi solo vista come un mezzo per appagare una breve o più prolungata fantasia, oppure se è seriamente un sottomesso finanziario che prova per me ammirazione e sincera voglia di servire.
Quello che dico sempre a coloro che mi tributano e difatti che le cifre per me vanno in secondo piano rispetto alla costanza e alla sottomissione che dimostrano con me.

Io prometto sempre di voler incontrare i miei servi e voglio sinceramente farlo, ma solo quando ho constatato che non solo se lo sono "meritati", ma anche se sono veramente ciò che pensano e dicono di essere.
Senza contare poi stabilire un'alchimia, cosa per cui ho una vera e propria fissazione.

Ti basti pensare che per incontrare un giovane con cui probabilmente in futuro avrò un rapporto dom/sub estraneo al findom (e quindi uno "tradizionale") ho atteso più di cinque mesi per stabilire un incontro dal vivo, in cui abbiamo solo preso un caffé e chiacchierato insieme per vedere se anche dal vivo ci fosse la stessa complicità.

venerdì 7 giugno 2019

Stasera film al buio e in religiosa solitudine: Top 5 Film sul Mondo del Sadomasochismo





Due giorni fa, mi sono decisa a dedicare un po del mio tempo alla visione di film che avevo in lista da un po di tempo.

Uno dei miei più grandi difetti (o pregi, dipenda da come si vede la cosa) è avere una grandissima quantità di diverse passioni.
Una di queste è l'industria del cinema, che ritengo essere vera e propria arte in movimento, se chiaramente è ben strutturata e curata in ogni suo dettaglio.
Con una videocamera, con un filmato, con una singola ripresa si può essere in grado di trasporre umanità e con essa le emozioni, belle o brutte che siano.

Dalle sensazioni negative si impara, con quelle positive ci si delizia e si può alleggerire una giornata di tristezza.

Tutte le sensazioni sono dunque importanti, ma io ho una certa fissazione per tutto ciò che è portato all'estrema crudezza, che possa essere visiva o psicologica.
E quale mondo migliore per un mezzo di comunicazione con così tante potenzialità se non il sadomasochismo, tematica da sempre discussa, ammirata, ripugnata o adorata?
Ve lo dico io, quasi nessuna.

Ed è proprio per questo che oggi, con il naso raffreddato ma la mente cristallina, ho deciso di rimanere a casa e stilare una piccola classifica sulle pellicole che consiglio riguardanti il BDSM.
Chiaramente, ci sono molte di queste valide anche se non presenti qui, ma ho deciso di citare quelle che in particolare mi hanno colpita di più e che sono meno conosciute o nominate nel campo. Non voglio dirvi nulla che possa rendervi poco emozionante la visione, mi limiterò a raccontare la trama e dare dei motivi per cui dovreste vederlo e quali per cui non potrebbe essere di vostro gradimento.

Mi sembra chiaro che la saga di «Cinquanta Sfumature» non sarà nemmeno presa in considerazione.
Vi consiglio di dimenticarla anzi, se avete avuto la sfortuna di leggere o vedere quell'aborto che di sadomasochismo ha solo una squallida e sfortunatamente invogliante etichetta.

Quindi, semplici curiosi, visitatori o appassionati, mettetevi comodi.
Dal meno al più apprezzato, i film che sono riusciti a lasciarmi qualcosa.





5) «R100» di Hitoshi Matsumoto - 2013 



      Disponibilità attuale: Sottotitoli in italiano, lingua Giapponese



Lontano dal podio, ma assolutamente non meno importante, parliamo di una pellicola in grado di strapparvi amare risate e troncarvi il sorriso durante le sue assurde, disturbanti e impensabili situazioni.
Sto ovviamente parlando di «R100» che letteralmente si riferisce al target di divieto d'età per la visione di un film.
Vietato ai minori di 100 anni, dunque.
Solo per questo, dovreste andarlo subito a visionare.


Trama
 
Nao Mori è un uomo e padre di un figlio che vive una vita monotona e priva di emozioni.
La moglie si trova in ospedale, in coma da molto tempo e tutto quello che Nao fa è trascinarsi tra il lavoro e i suoi doveri da genitore, con un'espressione spenta e morta sul viso.
Tuttavia, l'uomo ha un segreto: difatti, si sente vivo solo quando prova dolore e solo quando a infliggerglielo sono donne capaci e belle.
Non importa cosa questa sottomissione possa comportare.
Lui adorerà qualsiasi violazione, la accoglierà e ne godrà come acqua in un arido deserto.
Ed è proprio a causa della sua spericolata passione che si deciderà a firmare un pericoloso contratto infrangibile con una agenzia dall'aspetto discutibile, un patto che i veri amanti del masochismo potrebbero vedere come una goduria:

Per un periodo di un anno, diverse dominatrici, tutte specializzate in diversi settori del campo, compariranno dal nulla, inaspettatamente e senza preavviso e lo umilieranno, picchieranno, sottometteranno in tutti i modi possibili e immaginabili, senza pensare al fatto che lui possa trovarsi per strada, al lavoro o da qualsiasi altra parte.

Chiaramente, la situazione degenererà e toccherà a Nao riuscire a sopravvivere a questo circolo perverso di cui è però irrimediabilmente attratto.

A mani basse, il film più assurdo ma anche esilarante di questa classifica.
Si alternano momenti di profonda analisi e riflessione ad altri di preoccupazione e divertimento, questa pellicola é una vera e propria montagna russa.
Chi avrà il coraggio di cavalcarla, potrebbe voler fare un altro giro... o desiderare di non esserci mai salito.

 
Pro

+ E' giapponese: quindi è folle e unico nel suo genere. Per me non può che essere un pregio.
+ Recitazione magnifica e fotografia suggestiva, colori e luci che si adattano a ogni situazione.
+ E' molto, molto simbolico e basato sulle metafore. Ma questo punto è un'arma a doppio taglio...

 
Contro

- Film decisamente troppo particolare e quindi poco realistico, cosa che potrebbe non piacere a molti
- Certi momenti sono un po sbavati e sarebbero potuti essere più brevi
- E' praticamente tutto basato sulla capacità dello spettatore di leggere i significati attraverso le immagini. Quindi, come citato prima, è molto simbolico e richiede una certa capacità di «decifrazione» per essere goduto al meglio. Se siete persone che vedono un film di tanto in tanto, forse è meglio lasciar perdere.



4) Moonlight Whispers di Akihiko Shiota - 1999

    Disponibilità attuale: Sottotitoli in italiano, lingua Giapponese



C'é poco da fare: il paese del Sol Levante, in questo campo, riesce a produrre film veramente interessanti.
Una pellicola che si trasforma da un'opera tipica dei manga shojo (categoria di fumetti giapponesi per ragazze spesso a tema romantico e candido) a una delle rappresentazioni di rapporto padrona/schiavo migliori che possiate vedere.
A differenza del precedente, questo film punta a una visione molto meno feticista da un punto di vista «di oggettistica» e si concentra maggiormente sulla personalità dei protagonisti.


Trama

Takuya, uno studente giapponese medio alle prese con la scuola e la vita di tutti i giorni, è da molto tempo innamorato della bella Satsuki, compagna di classe e di corso di kendo, una tradizionale arte marziale giapponese.
Dopo anni di segreta infatuazione reciproca, i due finalmente si mettono insieme, concedendosi al loro primo e indimenticabile rapporto carnale, terminando abbracciati e accoccolati nel letto.
Ma neanche poi così «indimenticabile», dal momento che Takuya non sente di essere riuscito a realizzare il sogno che tanto agognava.
Si sarebbe dovuto sentire felice, ora che Satsuki si trova dolcemente tra le sue braccia, in tutta la sua tenera bellezza... eppure, nel profondo, sa che quello che ha sempre voluto è impronunciabile e decisamente diverso...

Un film sulla scoperta di noi stessi, sulla lotta interiore e negazione che spesso essa comporta, al volersi sottrarre da una natura di cui ci vergogniamo o che non vogliamo ammettere a voce alta sebbene ci entri come una seconda pelle, sulla stressante e a volte eterna battaglia nel vivere in antitesi questo legame ambivalente con il nostro sub conscio e il nostro istinto.
Una pellicola adorabile, direi, la consiglio in particolare a chi vuole iniziare a guardare lavori su questo tema.


Pro

+ A chi non piace la violenza estrema nel BDSM ma è solo interessato al lato mentale di venerazione/ammirazione mescolato alla sottomissione/devozione, è il film che fa per voi.
+ Attori giovani ma molto capaci, certe scene sono veramente ben fatte.
+ E' un continuo susseguirsi di eventi sempre diversi e che toccano varie sfaccettature del sadomaso.


 
Contro

- E' incredibilmente difficile da reperire.
- Il finale o comunque la parte che la precede è portata a un estremo che rovina il realismo e l'umiltà del film e dunque potrebbe far storcere decisamente il naso
- Ritmo piuttosto lento durante la prima mezz'ora.



3) Sweet Whip / Amai Muchi di Takashi Ishii - 2013


       Disponibilità attuale: Sottotitoli in italiano, lingua Giapponese



Signori e signore, siamo arrivati al film più visibilmente estremo, scioccante e crudele della classifica che anche solo per questo si merita la medaglia di bronzo.
Fruste, candele, corde, manette, sangue, liquidi corporei, violenza che non lascia nulla all'immaginazione e tanto, tantissimo bullismo psicologico.
Mi sembra dunque inutile dire che se vi state avvicinando al tema, evitatelo come la peste.
Questo film è di una brutalità rara, ti sbatte in faccia una marea di tematiche e sa pure trattarle bene, una delle poche pellicole che rientrano nella mia personale lista dei «amo tantissimo e odio a dismisura».
Lo rivedrei e brucerei tutte le copie in un enorme falò.
In poche parole, un piccolo capolavoro del genere.

Trama

Naoko è solo una studentessa quando viene rapita e fatta prigioniera sessuale da un vicino di casa per trenta giorni.
Riuscita a sfuggire a quel terribile inferno sulla Terra, deciderà dunque di riprendere in mano la sua vita e soprattutto la sua sanità mentale, profondamente danneggiata dagli eventi traumatici che è stata costretta a vivere da sola e distrutta in tutti i sensi.
Diventa dunque una ammirata e perfetta dottoressa in una centro di infertilità, oramai indipendente, ancora bellissima e piena di vita.

Purtroppo però quella non è che una farsa.
Difatti, quando arriva la notte, Naoko assume l'identità di Selina, lavorando nei panni della schiava perfetta in un club privato di bdsm, facendosi umiliare e seviziare dai clienti del posto, il tutto volontariamente.
Ed è fin da subito chiaro quanto si senta se stessa solo quando viene maltrattata, senza mai imporre limiti ai suoi sadici clienti che la usano come se fosse un giocattolo di carne.
Chiaramente, c'é un motivo dietro a questa doppia vita.

Difatti, Naoko sta cercando qualcosa che aveva perso e che da anni è ossessionata dal bisogno di voler ritrovare...

Per lo spettatore diventerà quindi difficile distinguere quando sia veramente consenziente e quando non lo è, annientati dai flashback del rapimento più angosciante e vero che abbia mai visto in un film e che tirerà fuori il vostro lato voyeuristico, scatenando in voi la voglia e il terrore di vedere di più di ciò che purtroppo Naoko ha vissuto sulla propria pelle.

Le scene più terribili sono ovviamente le meglio realizzate, con musiche classiche come l'inconfondibile e delicata «Por Una Cabeza» che accompagnano con cattiverie scene di insostenibile violenza.
Alcune sequenze mi hanno fatto venire la pelle d'oca.

Un film su ciò che siamo, su ciò che possiamo diventare e su quanto profondamente qualcosa possa essere in grado di far traballare la nostra persona nell'intimo.


Pro

+ Il film é esteticamente bellissimo, le musiche accompagnano tutto alla perfezione e anche gli attori sono impeccabili. In particolare la bellissima attrice Mitsu Dan, che è bella da lasciare senza fiato in ogni sua espressione.
+ Riesce perfettamente a far provare allo spettatore tutto ciò che dovrebbe, un guazza buio di sensazioni che vi farà pensare di aver subito un pugno nello stomaco
+ Trama assolutamente non da sottovalutare, un film di una potenza psicologica spiazzante che è anche riuscito a farmi piangere ai titoli di coda


Contro

- Il film riprende aspetti del bdsm molto nel dettaglio, come ad esempio il bondage che ha una lunghissima scena molto tecnica dove viene messa in pratica nei minimi dettagli.
Questo significa che diverse scene potrebbero annoiare o appesantire molto la visione.
- E' un vero e proprio porno, non c'é niente di sottinteso, tutto viene messo e mostrato senza limiti. Questo potrebbe far storcere il naso a chi preferisce qualcosa di più visibilmente suggestivo e meno esplicito.
- Come già chiaro, il film è una batosta visiva e psicologica. Se siete particolarmente sensibili, ignoratelo assolutamente senza pensarci due volte. Ma anche se non lo siete... scegliete di vederlo con cautela.



2) A Snake Of June di Shinya Tsukamoto - 2002
Disponibilità attuale: Completamente doppiato in italiano

 

Ci troviamo difronte a quello che ritengo essere il film più sensuale e più artisticamente riuscito sul tema del BDSM e in tutto l'ambito erotico in generale.
Facilmente definibile uno delle più belle pellicole del ventunesimo secolo, questo film mi rapì con le sue immagini, con la sua armonia e precisione, con la sua capacità di sedurre lo spettatore come farebbe un'astuta e spietata sirena.
Il titolo si riferisce al serpente perché secondo il regista « è quello che tutte le donne hanno in corpo. Una metafora che mi attrae da sempre. Quando penso ad una donna, la immagino con un serpente che le vive dentro».
Indipendentemente dal fatto che siate più o meno dentro il tema del sadomasochismo, dovreste vederlo anche solo per la sua importanza come film.

Trama

Rinko è una assistente psichiatrica telefonica, sposata con un uomo molto più grande di lei e con lui vive in un casa, conducendo una vita da sposati totalmente priva di passione.
Un giorno riceve delle foto in cui appare impegnata in atti di autoerotismo: le sono state mandate da un uomo, malato terminale di tumore, che era riuscita a convincere a non suicidarsi e che ora vuole ricambiare l'aiuto "liberando" anche lei dai propri limiti mentali e fisici, che si è ingiustamente imposta a causa di un matrimonio freddo e distaccato, dove lei «deve» recitare la parte della perfetta casalinga e devota, candida moglie.
Il fotografo dunque, con il pretesto di poter mostrare in qualsiasi momento gli scatti al marito, la guiderà in percorso di auto consapevolezza dove finalmente Rinko potrà vivere il suo corpo come segretamente desidera e sentirsi di nuovo una donna viva.

Un film veramente imperdibile, dove il ricatto diventa una liberazione, un riscatto e una rinascita psicologica e fisica.
L'uso del blu è perenne, il colore per definizione della depressione, così come la pioggia ha un ruolo fondamentale, che indica la rinascita e il battesimo.
Un film delicato ma al contempo spiazzante, che riesce a parlare di cose indecenti con una raffinatezza invidiabile e senza mai sfociare nel volgare.
Per me vederlo fu come venire sedotta senza vergogna.
Qui viene trattato egregiamente l'aspetto visivo, psicologico e tutto quello che serve a rendere un qualcosa che nessuno ha il diritto di lasciarsi sfuggire.


Pro

+ La fotografia è di una bellezza rara, su questo non si discute. Ci sono parti che sicuramente vi rimarranno impresse perché troppo belle per essere dimenticate.
+ Il film potrebbe rimanere quasi in piedi anche solo per Asuka Kurosawa, la protagonista dall'incredibile e particolare fascino che spesso sarà l'unica protagonista delle inquadrature
+ La libertà sessuale non è mai stata più precisa e tagliente in un film, la migliore rappresentazione di questa senza ombra di dubbio


Contro

- Anche qui presente il simbolismo, anche se il film è tranquillamente godibile e comprensibile anche senza bisogno eccessivo di comprenderne ogni significato nascosto. Naturalmente, farlo ne migliorerebbe l'opera sotto la vostra prospettiva.
- Vi sono alcune scene che possono divenire di impatto spiacevole spezzando l'atmosfera di tensione sessuale che pervade tutto il film.
Sono necessarie, ma è un peccato uscire dalla trance in cui ci si ritrova prima.




1) «La Pianista» di Michael Haneke - 2001


    Disponibilità attuale: Completamente doppiato in italiano

Quando ebbi finito di vedere questo film, fui pervasa da un senso di impazienza.
Lo volevo rivedere di nuovo, immediatamente.
Mi trattenni, ma in poco tempo ordinai il libro da cui questo film è tratto, prima che potessi rendermi conto di ciò che stavo facendo.
Medaglia d'oro al regista austriaco che mi aveva già fatta innamorare con un altro dei suoi capolavori immensi, ovvero «Funny Games».
Questa è la prova che quest'uomo riesce a trattare tematiche completamente diverse e riesce a farlo in maniera invidiabile e a dir poco perfetta.
Divenuto immediatamente uno dei miei film preferiti, non a caso scioccò gli spettatori alla prima proiezione ma si aggiudicò comunque ben tre premi: il Grand Prix Speciale della Giuria, il premio per la miglior interpretazione femminile e il premio per la migliore interpretazione maschile.
Un film assolutamente femminile sebbene realizzato da un uomo, «La Pianista» è tutto quello che ho osato desiderare da un film sul tema del BDSM, aggiungendo una dose abbondante di realismo, di frustrazione e un argomento che mi è sempre, profondamente a cuore: la repressione sessuale femminile.

Trama

Erika è un'insegnante di piano, vive ancora con una madre soffocante e iperprotettiva e non ha una vita privata da quando ne ha memoria, sempre monitorata e costretta a una posizione da eterna bambina imposta dalla madre.
A causa di ciò e alla sua impossibilità di crescere in quanto donna, oramai lei stessa soggiogata e convinta che debba rimanere «pura», la donna-bambina ha segretamente sviluppato un'ossessione per il sesso e per strane perversioni, recandosi di nascosto nei sex-shop, arrivando addirittura ad annusare i fazzoletti usati dai clienti che vedono i filmati pornografici nelle cabine, nella disperata ricerca di un contatto che non si è mai concessa di avere.
Il dramma arriva quando uno studente si interessa e lei e la donna vede in lui un complice con cui poter finalmente vivere la sua travagliata, malata e contorta sessualità.
Da vittima, Erika diventa carnefice e poi il film si confonde, si contorce e ciò che lo spettatore vedrà sarà la tragica conseguenza di non permettere a noi stessi di essere liberi e di vivere a pieno ciò che proviamo e che sentiamo dentro la pelle.

Il film più realistico e più profondo della classifica, non riuscirei a parlare di tutta la sua immensità neanche se mi sforzassi di farlo.
Da vedere, rivedere e rivedere ancora.
Bellissimo, immortale, un film che anche grazie alla nominata «regina di ghiaccio» Isabelle Huppert, che ritengo personalmente tra le donne più affascinanti e raffinate di sempre, riesce a suonare contemporaneamente tutte le corde del disagio sociale, facendo sì che suonino una melodia meravigliosa e inquietante da far star male.
Rimango sempre senza parole quando devo parlare di questo film, ma in testa ne ho una marea.
Una sensazione unica e frustrante, ma che spero di poter rivivere con ancora tanti, tantissimi film.

Pro

+ Un film che rientra facilmente in un sacco di categorie cinematografiche, è un vero e proprio arricchimento per lo spettatore, che si ritroverà spaesato dalla sua freddezza e realtà.
+ Tutto orchestrato alla perfezione, più di due ore che passano con una facilità spaventosa, recitazione stellare così come le riprese e le musiche
+ Perfetto anche per chi è interessato non prettamente al BDSM, ma anche solo alla psicologia e alla sessualità.


Contro

- Non ce ne sono. Non avete scuse. Fatevi un piacere e vedetelo.



 








E qui si conclude la mia classifica.
Se doveste avere qualche titolo da consigliare o ancora, se doveste visionare uno di questi film, fatemi sapere se vi è piaciuto su uno dei miei contatti social... anche se non vi è garbato, fa nulla, sono sempre aperta al dialogo, se educato.
Per una volta ho messo da parte il Findom, perché purtroppo non c'é un film che lo tratta, ma tornerò con esso nel prossimo articolo.

Che il cinema sia con voi.

venerdì 31 maggio 2019

Quando tutto ebbe inizio...





Ero un'adolescente.
Questo poco ma sicuro.
Ero in preda alla mia fase di crescita caratteriale e sessuale quando tutto ebbe inizio dentro di me, nelle viscere più segrete e viziose della mia anima.
Pensai si trattasse di qualcosa di errato o di malato come un virus o peggio, una forma di rara malattia mentale a cui non vi é ancora stata stabilita una definizione.
Andavo alla scuola media, con i miei vestiti larghi e gli occhiali a nascondere uno sguardo spesso assente o completamente perso in pensieri di cui non osavo proferir parola.
Non avevo amici, non parlavo mai e mi piaceva stare da sola.
Non mi sentivo a mio agio con i miei coetaneii, li sentivo distanti e diversi, mi sembrava di essere finita in un mondo dove tutti indossano delle maschere, tutte sorridenti, tutte belle, tutte uguali.
Terribilmente uguali.

Le mie coetanee parlavano di fidanzati, di ragazzi, di amore.
Ma l'amore era una lingua strana e misteriosa per me, un lusso che non tutti possono permettersi e di cui non sentivo la necessità.
Non avevo interesse per i trucchi, per i film d'amore, per le chiacchiere, per niente.
Troppe volte mi sono incolpata di essere me stessa, di non riuscire a mentire e confondermi tra la folla, di non essere in grado di trasformarmi in qualcosa che avesse potuto avere una definizione concreta anche se banale.
Perché proprio io?, mi chiedevo guardando allo specchio una faccia che non riconoscevo.
Dov'é la ragazzina che torna a casa con lo zaino pieno di compiti e la mente piena di segreti sciocchi, bellissimi e innocenti?

Fu un giorno di sole che, uscendo dai tetri cancelli di quella che era divenuta per me una prigione mentale oltre che fisica, posai gli occhi su qualcosa che accese in me un pensiero.
O meglio, qualcuno.
Sono passati anni e non ho mai avuto una buona memoria per i volti o per i nomi, ma ricordo perfettamente quello che sentì vibrare nelle ossa, come una scossa senza corrente generata dal mio stesso sangue che fino a un attimo prima pareva morto e fermo nelle mie vene.

Un uomo.
Il padre di una delle mie compagne di classe, che aspettava con un sorriso stanco ma felice l'arrivo della figlia per tornare alla comodità delle mura domestiche.
Ricordo che indossava un completo elegante, la cravatta, i capelli scuri violati da sfumature d'argento lisciati sulla testa.
Aveva degli zigomi taglienti, labbra sottili, il volto di un uomo vissuto e le mani di chi ha lavorato un'intera vita.

Quello che provai non aveva senso per me in quel momento, perché non riuscivo a capire cosa fosse.
Credetti di stare male, avere un qualche improvviso malessere, ma questo si dileguava quando spostavo lo sguardo da lui, per scrutare la folla di genitori fuori dalla scuola.
Ma una cosa potevo stabilirla ed era l'immagine che si era formata nella mia mente, cristallina e dolorosamente dettagliata come un quadro.

Immaginai quell'uomo in ginocchio difronte a me, quello sguardo virile e fiero corrotto da un'espressione di pura adorazione e debolezza, come se fosse rimasto senza forze e fosse caduto difronte a me in cerca di comprensione o di un sostegno.
Vidi come nella mia testa, con così tanta precisione, si era proiettata questa quasi come un crudele miraggio questa scena assurda, dove io ero seduta su di una sedia e fissavo con crescente malizia quell'uomo ai miei piedi.

Era una cosa che si potrebbe definire innocua, forse persino banale, ma ai tempi mi spezzò in due il cervello, come un'idea prepotente o un concetto che vuole insinuarsi con prepotenza dentro di te anche contro il tuo consenso.
Tornai a casa scombussolata e finsi di non aver visto, di non aver sentito, di non aver provato assolutamente nulla e liquidai faticosamente quella che per me fu una buffa casualità.
Come potevo sapere...
Ero una ragazzina.

Ma ovviamente... accadde di nuovo.
Non solo con quell'uomo, ma con altri.
E non solo fuori dalla scuola, ma anche in giro per la città.
Non unicamente a pochi passi da me, ma anche con quelli che vedevo alla televisione.
Tutti adulti, tutti con fattezze arrogantemente mascoline, tutti che avevano una vita, un'esperienza, una serie di eventi da poter raccontare.

E man mano che vedevo di sfuggita scene di film che prontamente mia madre mi invitava a ignorare, man mano che le mie conoscenze sul sesso e sul corpo aumentavano, gli scenari divenivano via via sempre più dettagliati, più ingarbugliati, più indecenti.

Io non volevo l'amore, non volevo attenzioni, non volevo nulla di tutto ciò.
Io volevo adorazione, ammirazione, devozione, volevo essere vista come una Dea e diventare padrona di qualcuno che pensava di aver già provato tutto nella vita, di qualcuno sicuro di sé, qualcuno di troppo represso che non capisse che dentro di noi c'é sempre un animale, preda o predatore che sia.

Passarono pochi mesi prima che mi decidessi a imparare come cancellare la cronologia dal computer di mio padre, il cui utilizzo mi era sempre stato limitato a causa di eccessiva protezione nei miei confronti.
E cominciai a cercare, a sperare, a vedere se qualcuno potesse darmi le risposte che cercavo.

Cos'era quel desiderio, quell'istinto che in me bruciava come un fuoco le cui fiamme avvolgono e tutto divorano?

E le gioie di Internet accolsero le mie richieste con un semplice termine, uno che non immaginai avrebbe per sempre cambiato il modo di vedere le cose ma soprattutto di vedere me stessa:
BDSM.
Bondage e disciplina.
Dominazione e sottomissione.
Sadismo e masochismo.
Opposti perfettamente combinabili.
Lo ying e lo yang.
Tutto un mondo che per me parve fin subito così chiaro, così vero, così dannamente... giusto.



Vivevo e vivo in una famiglia piuttosto arretrata, dove la donna é serva dell'uomo nella vita di tutti i giorni e vittima passiva dei pregiudizi, delle critiche, delle aspettative di un mondo ancora cieco e blindato.
Scoprire che la donna poteva effettivamente essere come avrebbe voluto, che c'era come un culto dietro ciò, che il mio volere di potere non era affatto visto come un'anomalia...

Mi fece sentire per la prima volta compresa.
Mi fece sentire vera, pulsante, cancellò la vergogna, la colpevolezza dai miei pensieri e sprigionò finalmente tutto ciò che non osavo ammettere di volere.

Non cercai nulla di troppo esplicito chiaramente, il testo era tutto ciò che volevo e che mi serviva, scoprire e leggere le dinamiche, le relazioni, tutto ciò che questo mondo oscuro e perfetto riserva per chi ha il coraggio di esplorarlo.

Crebbi e alla scuola superiore decisi di fare il passo successivo.
Iniziai a studiare la psicologia come autodidatta, rintanata in biblioteca con una pila di libri come unici compagni di quella segreta avventura, a imparare il corpo maschile, le sue reazioni, i suoi limiti.
Pian piano, senza saperlo, stavo sviluppando quella che ora definisco una mente da predatrice.
Perché il bdsm non é sesso e non é solo fruste e catene.

E' alchimia, comprensione, empatia, intelligenza e connessione.
Tutte cose che si imparano col tempo, con l'impegno e con la volontà.

Visionai documentari, mi acculturai con esperienze trascritte.

E feci il grosso passo solo diversi mesi fa.
Non avendo più alcun tipo di vergogna, ammetto la mia natura "dominante" anche agli amici, senza ovviamente mescolarla con la mia vita di tutti i giorni.
Un mio amico ed io, una sera, abbiamo chattato un po ed é saltato fuori che lui é un sottomesso.
Ne fui sorpresa, ma al contrario mio, lui si vergogna della sua posizione e non ne aveva mai parlato per timore di venire esposto in una società che non lo capirebbe.

Mi ha scritto che sentiva sulla pelle, come un fantasma, quando parlavo con lui, che avvertiva che c'era qualcosa in me che andava approfondito ancora di più.
Dunque mi ha consigliato un sito simile a Facebook, dove tuttavia vi sono solo amanti del bdsm.

Dal mio piccolo buco, fu tuttavia difficile uscire e lanciarmi in mare aperto, dunque attesi diversi giorni prima di farmi coraggio e iscrivermi.
Ma ci volle pochissimo prima di venire contattata, di venire cercata da molti che nella mia descrizione avevano trovato un potenziale che aspettava solo di essere messo alla prova.

Dunque un uomo di 55 anni, esperto da anni, si é offerto di farmi da mentore via messaggi, insegnandomi quello che mi mancava e testando le mie capacità.
Non dimenticherò mai quello che mi disse, dopo diversi scambi di parole.

"Tu farai tanta, tantissima strada. Non ho mai visto una dominatrice così naturale come lo sei tu.
Non essere insicura di te, non farti bloccare dalla bassa autostima e libera quello che nascondi.
Perché se lo fai, ne sono sicuro, avrai il mondo ai tuoi piedi".

Da quel momento in poi, ho visto in me qualcosa che avevo sempre ignorato o che non riuscivo a vedere.
Che sono una donna, che in quanto tale ha un sacco di potere.
Che sono una persona smaniosa di mettersi in gioco, di comandare, di guidare e di imparare.
E quindi, come posso mettere un freno a quello che sono?

Il findom é stata una conseguenza, un seguito, un'evoluzione.
Essendo la pratica più tabù e incompresa del settore, ho voluto gettarmici e comprenderla, senza farmi fermare da quelli che non ne comprendono le dinamiche e la additano come una forma di sfruttamento.
Quando in verità si tratta di ben altro.

Chiunque può essere bravo a fingersi devoto, a pensare di esserlo, ma quando ci sono di mezzo i soldi, una cosa così materiale, tangibile e vera si distingue spesso chi é sincero, sottomesso e chi no.
Questo non vuol dire che tutti i veri sub devono essere anche disposti al findom, ma che il denaro é una delle cose che maggiormente mette alla prova la vera onestà di qualcuno.

Per i soldi si diventa crudeli, si diventa disonesti o tutto l'opposto, perché viviamo purtroppo in un mondo dove questi sono ciò che ci serve per vivere e ciò che ci fa sudare e alzare dal letto al mattino per trascinarci nel mondo del lavoro.

Chi é disposto a darti il frutto delle sue fatiche, é uno che é disposto a darti un pezzo di sé, di ciò che ha guadagnato perché pensa che tu lo meriti.

Questo é il Findom.
E' un tributo a qualcuno che riteniamo debba avere qualcosa di nostro, avere i brividi al solo pensiero che quella persona possa usarli a suo piacimento, magari anche acquistando qualcosa che li ricorderà ogni volta che la vedranno, usaranno o toccheranno e sentirsi appagati solo nel farlo, senza volere in cambio nient'altro.

Se non é devozione questa... cosa lo é?

Chiudo questo topic con una domanda per voi lettori, che siate curiosi o che siate qui per caso, per passione o per qualsiasi altro motivo.

Che cosa vuol dire essere sé stessi?
E' veramente "un ruolo" quello del dominatore o del sottomesso?
Oppure é un ruolo quello che recitiamo tutti i giorni, difronte agli altri?

La mia risposta?
Penso la sappiate già... no?




"Accoglimi in ginocchio... perché sarò per te una benedizione"
(L'immagine é la copertina del libro "Femdom and Brainwashing Techniques" di William Bond)